Quali sono le credenze tipiche del Disturbo Ossessivo Compulsivo?

Con l’espressione credenze metacognitive o metacredenze si indicano le idee o le teorie che ognuno di noi ha in merito al contenuto dei propri pensieri, all’efficienza della propria memoria e alla propria capacità di concentrazione. Ad esempio, si può credere che alcuni pensieri siano dannosi: una persona religiosa può essere convinta che avere determinati pensieri (aggressivi o sessualizzati) sia peccaminoso e che verrà punito per il fatto stesso di averli avuti.

Le metacredenze possono essere di tipo positivo o negativo, quelle positive riguardano il beneficio o il vantaggio di rimanere coinvolti nell’attività cognitiva rimuginante, mentre quelle negative riguardano l’incontrollabilità, l’importanza e la pericolosità dei pensieri e delle esperienze cognitive.

Quali sono, quindi, le metacredenze tipiche del disturbo ossessivo compulsivo?

Possiamo distinguere due tipi di metacredenze nel DOC: 1) quelle in merito al significato o all’importanza dei pensieri ed impulsi e 2) quelle in merito al bisogno di mettere in atto le compulsioni (Wells, 2018).

Wells definisce le credenze in merito ai pensieri e alle intrusioni “credenze di fusione” e ne descrive tre sottotipi:

  • Fusione pensiero-evento: avere un pensiero intrusivo significa che un evento si sia davvero verificato o che potrebbe verificarsi. In altri termini, il solo fatto di pensare qualcosa può farlo accadere. Ad esempio, se ho un pensiero o un’immagine intrusiva aggressiva non significa che ho davvero compiuto quell’atto o che potrei compierlo.
  • Fusione pensiero-azione: i pensieri intrusivi, le sensazioni e gli impulsi hanno il potere di far fare al soggetto qualcosa di indesiderato o sgradevole. Esempi di questa credenza possono essere: “se ho l’impulso di accoltellare qualcuno maneggiando un coltello potrei perdere il controllo e farlo veramente” oppure ancora “se penso di urlare oscenità in una chiesa lo farò veramente”. Solitamente i contenuti del pensiero o dell’impulso riguardano temi morali (aggressivi, blasfemi o sessuali) con il timore di poter mettere in atto sul serio il ciò che la mente porta in modo intrusivo.
  • Fusione pensiero-oggetto: i pensieri e gli impulsi negativi possono essere trasferiti ad oggetti, diventando più “reali”, potenzialmente dannosi, non scongiurabili e/o capaci di trasferirsi da un oggetto ad un altro. Ad esempio, evitare di toccare un oggetto poiché si pensa che l’ansia o lo sporco possa essere trasferito a quel determinato oggetto contaminandolo e per questo non potrà più essere usato.

Tutte queste credenze sono presenti in ogni persona, ma nel DOC diventano centrali e totalmente invalidanti poiché attivano un tema di responsabilità. Se ci riflettiamo tutti possiamo avere dei momenti in cui attribuiamo un significato protettivo ad un oggetto (ad esempio i cornetti portafortuna oppure gli oggetti sacri o benedetti) attribuendogli una forza di controllare gli eventi che non è reale. Lo stesso può essere fatto ad un pensiero, come ad esempio cercare di scacciare un pensiero catastrofico col timore che possa farlo realmente avvenire. Nel DOC, però, questi processi diventano automatizzati e una fonte di protezione costante dalla possibile responsabilità di un evento.

Bibliografia:

Adrian Wells (2018). Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della depressione. Erickson Edizioni.