supporto adolescenzaL’adolescenza è una fase della vita in cui i dubbi su se stessi, gli interrogativi sulla propria identità, l’insoddisfazione per il proprio corpo, le tensioni con i genitori e con gli amici possono costituire dei momenti di transizione che in alcuni casi assumendo un peso eccessivo, provocano stati di sofferenza che si protraggono a lungo invadendo e compromettendo la serenità e la crescita del ragazzo.

L’adolescenza è un periodo di evoluzione e cambiamento ed un momento critico rispetto alla direzione che prenderà il processo di costruzione della personalità che si troverà di fronte al bivio tra la possibilità di sviluppare una struttura personale solida e il rischio di un estendersi e di un amplificarsi dei punti di fragilità. 

Richiedere aiuto ad uno psicologo in questo momento è un passo costoso a livello emotivo: tesi verso l’acquisizione e il riconoscimento da parte degli altri della propria indipendenza, nella necessità di prendere le distanze dai propri genitori per potersi differenziare da loro, ecco nei ragazzi, l’ambivalenza nel chiedere aiuto e nel lasciar intendere o nel mostrare il proprio stato di bisogno.

Il sostegno psicologico agli adolescenti può essere richiesto direttamente dai ragazzi o dai genitori che si trovano a vivere o percepire segnali importanti di stati di sofferenza, tra cui ci possono essere:

    • crisi rispetto alla propria identità;
    • crisi rispetto al proprio progetto di vita;
    • stati di isolamento, disagio nelle relazioni con i coetanei;
    • sofferenze in campo amoroso;
    • disagio rispetto al proprio corpo;
    • dubbi sulla propria identità sessuale;
    • tensioni con i genitori, rabbia;
    • problemi a scuola;
    • angosce, paure e ossessioni;
    • pensieri e gesti autodistruttivi;
    • somatizzazioni, stati di malessere fisico senza una causa organica.

Come viene strutturato l’intervento?

Normalmente il supporto psicologico all’adolescente è di breve durata.

S’incontrano in primis i genitori per raccogliere le informazioni necessarie alla definizione del quadro clinico, solitamente due incontri di un’ora e venti, dopodiché s’incontra il giovane. Se è maggiorenne e favorevole si può incontrare direttamente il giovane.

Nel colloquio con i genitori si indaga la storia familiare e la storia del problema. Alcune manifestazioni emozionali e comportamentali possono essere transitorie e dipendenti dall’ambiente. L’intervento si focalizza sul problema o rilevato dalla famiglia o dall’ambiente scolastico o dal giovane stesso, esplicitato o meno. La collaborazione con i genitori è considerata un focus centrale nel trattamento cognitivo comportamentale. Il supporto psicologico è una forma di ponte tra il ragazzo, i suoi bisogni psicologici e la famiglia.

In casi più specifici, dove il disagio è presente da lunga data (oltre i 6 mesi) ed è  ”invalidante” per il giovane o per la famiglia o a scuola,  s’ interviene con un progetto terapeutico,  dove è previsto un incontro settimanale con il giovane, oppure a seconda delle risorse disponibili si lavora con la famiglia o un genitore.

Infine se presenta comportamenti a rischio, quali disagi col cibo, l’uso di droghe leggere, elementi di bullismo, difficoltà con i pari, si consiglia di intervenire in modo da ridurre o eliminare la difficoltà e facilitare l’integrazione del figlio nel suo contesto familiare, scolastico e relazionale.